WHY AFRICA?

LA COLLEZIONE PIGOZZI
6 ottobre 2007 – 3 febbraio 2008
a cura di André Magnin

Nell’ambito della nuova linea culturale dedicata al tema del collezionismo, la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli è lieta di presentare Why Africa? La collezione Pigozzi
In occasione della mostra curata da André Magnin, direttore artistico della Contemporary African Art Collection (la collezione Pigozzi), viene esposta per la prima volta in Italia una parte della più importante collezione al mondo di arte contemporanea africana.
Avviata nel 1989 grazie all’incontro di Jean Pigozzi con André Magnin – co-curatore della mostra Les Magiciens de la Terre allora in corso al Centre Pompidou di Parigi – la collezione Pigozzi è in continua evoluzione e si arricchisce di anno in anno con opere di artisti di varie generazioni dell’Africa sub-sahariana. Una delle sue prerogative è il rapporto diretto con gli artisti che sostiene, contribuendo ad un loro riconoscimento nel panorama artistico internazionale, confermato quest’anno dall’assegnazione del Leone d’Oro alla carriera alla 52a Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, al fotografo settantaduenne Malick Sidibé, definito da Robert Storr il più degno (…) di essere il primo artista africano a ricevere questa onoreficienza.

La passione e l’ossessione per l’arte africana di Jean Pigozzi è raccontata attraverso un centinaio di opere selezionate in collezione, tra le quali alcune esposte in questa occasione per la prima volta; in mostra disegni, dipinti, sculture, fotografie, installazioni e alcuni lavori site specific, come quello che l’artista sudafricana Esther Mahlangu realizzerà ispirandosi alla nuova Fiat 500.
I lavori dei 16 artisti tra cui Frédéric Bruly Bouabré, Bodys Isek Kingelez, Chéri Samba, Malick Sidibé, e Makonde Lilanga e Keita Seydou precursori dell’arte contemporanea africana recentemente scomparsi, testimoniano la ricchezza della creazione artistica contemporanea africana, che supera lo stereotipo di arte folkloristica e decorativa dell’epoca post-coloniale per entrare in relazione con l’arte occidentale e sviluppare così una propria autonomia di linguaggio. La gran parte delle loro opere, d’arte figurativa, ispirate a temi di attualità, sono espressioni al tempo stesso di una realtà locale e mondiale.
Il tema più ricorrente nelle opere esposte è il profondo legame con il territorio al quale gli artisti si rivolgono proponendo la loro personale esperienza della realtà; si tratta dunque di un’arte “inclusiva”, radicata nella storia presente e passata, contraria ad ogni forma di divisione razziale. Un’arte che viene dal popolo, si rivolge al popolo e torna al popolo, come sostiene André Magnin.

Il progetto di allestimento è a cura di Ettore Sottsass e Marco Palmieri.
Durante la mostra si terranno una serie di eventi collaterali e una rassegna cinematografica dedicati all’Africa, realizzati grazie al contributo di ERSEL.

In occasione della mostra Fabrica, il centro di comunicazione del gruppo Benetton ha realizzato una guida pensata per accompagnare il visitatore, che, oltre a gettare uno sguardo su alcune delle opere presentate, offre un’interessante testimonianza degli artisti rispetto al loro lavoro e al loro concetto di arte e creatività.

ARTISTI
Pierre Bodo (Repubblica Democratica del Congo), Frederic Bruly Bouabré (Costa d’Avorio), Seni Awa Camara (Senegal), Chéri Chérin (Repubblica Democratica del Congo), Calixte Dakpogan (Benin), Chéri Samba (Repubblica Democratica del Congo), Romuald Hazoumé (Benin), Seydou Keita (Mali), Bodys Isek Kingelez (Repubblica Democratica del Congo), George Lilanga (Tanzania), Esther Mahlangu ( Sud Africa) Titos Mabota (Mozambico), Abu Bockari Mansaray (Sierra Leone), Richard Onyango (Kenya), Malick Sidibé (Mali), Pathy Tshindele (Repubblica Democratica del Congo).