Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli L’ATTIMO FUGGENTE TRA FOTOGRAFIA E CINEMA

L’ATTIMO FUGGENTE TRA FOTOGRAFIA E CINEMA

LA FOTOGRAFIA VISTA DA RENZO PIANO

29 ottobre 2003 – 18 gennaio 2004

La mostra, voluta dall’Associazione Amici Torinesi dell’Arte Contemporanea e dalla GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, fa parte del ciclo “La fotografia vista da…”, che nelle mostre precedenti ha visto quali protagonisti eccellenti personalità come Alberto Arbasino, Leonardo Sciascia, Josif Brodskij, Furio Colombo, Gae Aulenti e Roberto Calasso. La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino e la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli.

Prestigioso testimonial della mostra L’attimo fuggente fra fotografia e cinema è l’architetto Renzo Piano, che del linguaggio fotografico ha dichiarato di apprezzare soprattutto l’istantanea e il suo rapporto con il cinema. L’immagine a cui fa riferimento è la sequenza finale del film Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni, dove l’esplosione di una casa è resa con sensazionale efficacia dall’effetto di ralenti, grazie al quale ogni dettaglio, dato il ritmo frammentato, è restituito allo spettatore nella sua totale devastazione. Da questa idea è partita la riflessione di Daniela Palazzoli, curatrice dell’iniziativa.

La mostra consentirà al visitatore di immergersi nelle varie fasi dell’evoluzione della fotografia istantanea. Il percorso ne seguirà gli sviluppi storici fino al suo collegamento con le apparecchiature che hanno permesso la proiezione alla velocità di ventiquattro fotogrammi al secondo, per ricostruire l’illusione ottica del movimento e giungere infine alla nascita del cinema.

L’esposizione si svolge contemporaneamente in due sedi:
Presso la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli al Lingotto di Torino è proposta una antologica di circa duecento fotografie in b/n e a colori. Dopo avere reso omaggio all’inventore dell’istantanea Eadweard Muybridge (ca. 1878), la mostra racconta, attraverso scatti che hanno fatto epoca realizzati da autori come Cartier Bresson, Jacques-Henry Lartigue, Anton Giulio Bragaglia e attraverso immagini spettacolari come lo sbarco del primo uomo sulla luna, la goccia di latte di Edgerton, gli scatti d’amore di Eisenstaedt a New York, lo sviluppo storico dell’istantanea, curando sia l’aspetto artistico sia quello della comunicazione popolare delle varie forme di fotogiornalismo.
Nell’Aula del Tempio del Museo Nazionale del Cinema di Torino viene proposto, attraverso le dieci tappe più significative, il percorso che ha condotto a quel fenomeno artistico e industriale di straordinaria importanza che è stata l’invenzione del cinema. La narrazione si svolge collegando preziose apparecchiature del precinema con le immagini, attraverso le quali si è arrivati a mettere a punto la più popolare forma d’arte del Novecento.
L’esposizione è storico-didattica, propone immagini, oggetti e temi che permettono di ricostruire le importantissime fasi che hanno condotto alle due fondamentali invenzioni del nostro tempo: l’istantanea e il cinema. L’allestimento e il percorso sono curati dall’architetto Franco Origoni dello Studio Renzo Piano, con riproduzioni delle immagini in grande formato, allestite in un contesto scenografico, così da trasformare il visitatore in protagonista. Chi visita la mostra può personalmente sperimentare le carenze del suo sguardo nel cogliere il movimento di oggetti e persone, fino ad arrivare a capire come funziona la comunicazione artificiale per immagini in movimento e come, attraverso il flusso mediatico, può venire manipolato. La tesi di Daniela Palazzoli è che il visitatore – costruendosi una solida coscienza dei limiti della visione umana e del modo in cui essi sono stati usati nei media, anche al fine di realizzare dei grandi capolavori – può continuare a gioirne senza restarne vittima.

Questa mostra, preziosa anche per gli specialisti, per la prima volta mette in relazione, attraverso la visione, il linguaggio spaziale dell’istantanea con quello temporale del cinema. In tal modo l’inconscio ottico diventa esplorabile per nuovi itinerari creativi.

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