Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli COLLEZIONARE FORNASETTI

COLLEZIONARE FORNASETTI

MERCOLEDÌ 11 FEBBRAIO, ORE 18.30
Sala di Consultazione

ANTONIO MANCINELLI DIALOGA CON MARIA TERESA ROBERTO

La collezione è iniziata molti anni fa, quando ne avevo 18. Sono di Roma e, negli anni 80, aver ammirato su una rivista – credo fosse “FMR” di Franco Maria Ricci, ma non ne sono sicuro – di quel volto di donna così enigmatico, così espressivo nella sua inespressività che sembra trapassare l’osservatore per guardare oltre, causò in me un innamoramento ossessivo. All’epoca Internet non esisteva e anche le comunicazioni via posta non erano così sicure. Così, dopo averne scoperto l’autore (solo in seguito seppi che Piero Fornasetti l’aveva solo “ritagliato” da un giornale di fine ‘800 e che ritraeva l’attrice Lina Cavalieri), presi un treno e, lungo un viaggio durato otto ore, arrivai a Milano. Lì, nel negozio originario, in via Brera, un’intera Wunderkammer era pronta ad accogliermi. Rimasi senza fiato. Qualcuno aveva dato forma e figura alle mie inquietudini e ai miei desideri di bellezza, aveva superato l’inesprimibile per arrivare a una raffigurazione compiuta di qualcosa che “riconoscevo” come già residente in me. E da allora, almeno sei volte all’anno, mettevo da parte la mia paghetta mensile pur di aggiungere un piatto della serie “Temi e Variazioni”. La temibile direttrice del negozio mi prese in simpatia, per me metteva da parte le edizioni più preziose o quelle con meno esemplari editi, e contemporaneamente, avevo già perso la testa per i tessuti, i portaombrelli, i posacenere, tutti gli oggetti per la casa. Una casa che sognavo già mia, tutta arredata Fornasetti. Il più grande dispiacere della mia vita è non aver conosciuto Piero, che scomparve nell’89, l’anno prima del mio arrivo a Milano e del mio inizio “ufficiale” nel giornalismo: ma avevo già acquisito cravatte, gilet, foulard, vasi, vassoi…
Ovvero quello che di Fornasetti potevo permettermi e volevo entrasse a far parte della mia vita. Ancora oggi, dopo aver avuto l’onore di aver conosciuto sua moglie e di onorarmi dell’amicizia del figlio Barnaba, ciò che mi spinge a collezionare le creazioni di Fornasetti è, nei fatti, l’insondabilità del medesimo mistero. Appartiene a quella razza di misteri di cui parla Borges ne La biblioteca di Babele, il racconto sulla biblioteca che conteneva soltanto libri con combinazioni infinite e casuali degli stessi caratteri, tanti libri da contenere «tutto ciò che è dato esprimere, in tutte le lingue». Il problema, ovviamente, era che conteneva libri per la maggior parte incomprensibili, ma soprattutto in quell’infinito pagliaio di carta c’era anche il Libro della Verità. Ma pure il suo contrario. E non era possibile distinguerli. L’indistinzione tra realtà e fantasia, tra forma e funzione, tra decoro e struttura, tra angoscia e e gioia, tra sorriso e paura appartengono a me come a tutta l’opera di Fornasetti.
Eppure non saprei come spiegare questa malattia che mi autocontagia da oltre trent’anni, questo malessere che mi fa stare bene, questa discrasia pacificata. Lo scopo che soddisfa il collezionismo è un modo per evadere, o per esprimersi, per comunicare, per distrarsi, per condividere con pochi altri in grado di comprendere l’unicità di un particolare oggetto. Ma collezionare è anche e è sfidare il tempo, è un rivivere le vicende che hanno portato alla creazione di quel particolare oggetto. Il collezionista, in questa veste di raccoglitore attento, svolge anche una funzione di controllo rispetto a sue particolari ansie. Mi rendo conto che in verità, delle mie ansie non ho alcuna voglia di scoprirne le origini psicoanalitiche o estetiche. Tra me e Piero – lo chiamo per nome, anche se non lo conobbi – c’è questo patto di comprensione mutua. Mutua e muta: come l’effigie lontana, trasognata, sfingica e distante di Lina Cavalieri che continua a trapassarmi senza, a rigor di logica, volermi dire qualcosa. Ma è proprio necessario che mi sussurri il suo segreto? Io dico di no. Con un sorriso tormentato.
Antonio Mancinelli

 

Antonio Mancinelli, giornalista professionista, attualmente è caporedattore attualità di Marie Claire. Insegna “Analisi del Sistema Moda” alla Domus Academy di Torino ed è visiting professor per le facoltà di comunicazione nei maggiori atenei italiani (il Politecnico e lo IULM a Milano, La Sapienza e la LUMSA a Roma, oltre che all’Accademia di Costume e Moda). È nato a Roma, ma vive felicemente da 25 anni a Milano dove si trova talmente bene da essere scambiato per un nativo. Ha pubblicato vari libri, tra cui una monografia, Antonio Marras ( Finalmente libere (Sperling & Kupfer) sulla condizione femminile italiana delle over 45 e Fashion: Box (Contrasto editore) sui capisaldi della moda occidentale, che è stato tradotto in undici lingue. È stato autore e conduttore di varie trasmissioni per Radio Tre, ha fatto un po’ di ospitate in tivù. Nonostante questo, rimane una brava persona che rifugge da ogni forma di mondanità.

 

Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Per info e prenotazioni:
011.0062713; segreteria@pinacoteca-agnelli.online

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